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Il primo capitolo



Franco Bordelli era nato in una famiglia semplice. Suo padre era falegname e sua mamma mandava avanti le faccende di casa.
Da bambino Franco aveva un’aria leggermente malinconica, anche se era capace di grandi guizzi di gioia. Non parlava molto, però ascoltava con attenzione, poi a volte gli scoppiava la parlantina e fermarlo era difficile. Era molto curioso, sempre a caccia di nuove scoperte, ma poteva rimanere per ore davanti a una finestra a guardare fuori, osservando gli alberi del giardino e immaginando storie mirabolanti che lo trascinavano lontano. Non gli dispiaceva vagabondare con gli altri bambini del quartiere, ma spesso se ne stava da solo a giocare con i soldatini di piombo o con una macchinina di legno sbertucciata dal tempo, inventando avventure sempre diverse e sempre uguali.
A scuola sceglieva sempre l’ultimo banco. In mezzo alla moltitudine era di una timidezza quasi preoccupante, ma quando si trovava a tu per tu con un amico poteva lasciarsi andare alle confidenze.
Una volta stava facendo una gran confusione insieme ad altri compagni, e la maestra aveva sbattuto il righello sulla cattedra dicendo con stizza, Bordelli! Con un cognome simile non potevi essere che così, Santo Iddio! Ma subito dopo aver pronunciato queste parole sembrò pentirsi, e accennò un sorriso che le morì subito sulle labbra, come se temesse di perdere la propria autorità. Franco cercava di capire il senso di quella frase, ma gli appariva oscura. Che avrà voluto dire la maestra?
Continuò a chiederselo anche dopo l’uscita di scuola, camminando verso casa con la cartella che oscillava al suo fianco. Che avrà voluto dire la maestra? Non riusciva a capirlo, anche se non doveva essere una cosa gentile. Durante il pranzo, in un momento di silenzio raccontò ai genitori quello che era successo, e ripeté la frase della maestra facendole il verso… Con un cognome simile…
“Cosa voleva dire la maestra?” chiese.
Ci fu un attimo di silenzio. Il sopracciglio sinistro di sua mamma ballava leggermente, come quando era nervosa o preoccupata. Suo padre invece sorrideva, ma non sembrava avesse intenzione di rispondere. Alla fine la mamma si decise a parlare, fingendosi tranquilla. Gli spiegò che il bordello era una casa dove certe donne davano i baci in cambio di denaro, e questa cosa non era una faccenda pulita, anzi era immorale, e spianava la strada per l’inferno.
“I baci si danno per amore, non per soldi” concluse.
“E perché noi ci chiamiamo così?” chiese Franco, accigliato. Allora intervenne suo padre, che ancora stava sorridendo.
“Non c’è nessun perché. I cognomi non hanno nulla a che vedere con le persone. C’è chi si chiama Calzolari e non fa il calzolaio, chi si chiama Mugnai e non fa il mugnaio, chi si chiama Muratori e non fa il muratore, chi si chiama…”
“Credo che abbia capito” lo interruppe sua moglie, cominciando a sparecchiare.
“Mi stavo divertendo…” disse lui, versandosi del vino.
“Allora continua.”
“C’è chi si chiama Pratesi e non è di Prato, c’è chi si chiama Bassi e invece è alto, c’è chi si chiama Tranquilli e invece è agitato, c’è chi…”
“Senti quante cose sa tuo padre?” disse lei, scuotendo il capo. Franco si divertiva a sentire quella tiritera, e chiese al babbo di continuare.
“C’è chi si chiama Moro e ha i capelli biondi, c’è chi si chiama Grasso e invece è uno stecco, c’è chi si chiama Cardinale e non va nemmeno a messa, c’è chi si chiama Tessitore e non sa nemmeno cucire un bottone, che chi si chiama…” Andarono avanti così per un pezzo, suo padre a elencare cognomi e lui a ridere.
Quella sera, a letto, Franco cercava di immaginare la casa dove le donne danno i baci in cambio di denaro, e sorrideva da solo, sotto le coperte, agitando le gambe, con i brividi che gli correvano dappertutto. Di giorno, per la strada, guardava le donne e le immaginava dare baci in cambio di soldi. Era divertente. Un gioco tutto suo, che non avrebbe mai rivelato a nessuno.
Molte altre cose gli capitava di scoprire, tutte interessanti, e i giochi nella sua mente si moltiplicavano. Era un bambino curioso, sensibile, che aveva sempre la mente affollata di pensieri e di fantasie.

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